TESTO “iSTINTO MATERNO”
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Ispirato ai casi di adozione da parte di leonesse ai danni di cuccioli di gnu, gazzelle, antilopi ed altri animali-preda. C’è chi sostiene che l’istinto materno non esista, ma esistano solo bisogni emotivi e culturali da colmare, ed anche istinti animali da esplicare nel mammifero. Io questo non lo so, e non intendo porre la mia attenzione su ciò. Mi sono posto invece, molte domande sul bisogno di dare e ricevere amore ed il “diritto all’affettività”… Per natura, l’essere umano come gli altri esseri viventi, è spinto alla riproduzione; un figlio, che lo si pianifichi o meno, è un evento che accade. Un bambino, è il prodotto della macchina biologica “corpo umano” e, non è prodotto della coscienza o consapevolezza del genitore, potrebbe essere che da questa riceva condizionamenti, ma non vi è prova. Quindi: il genitore accoglie un individuo che gli è famigliare a livello genetico, ma questo individuo, non prodotto dalla coscienza o dal sapere umano, è invece un prodotto, della stessa natura sconosciuta che ha creato anche lo stesso genitore. Secondo la mia osservazione, il genitore accoglie nella propria vita un estraneo che chiama figlio, ma in realtà: non sa “chi si porta a casa”: il figlio quindi, potrebbe essere il suo più estremo sostenitore, oppure potrebbe rivelarsi, il suo peggior nemico; e se così fosse, sarà pronto ad accoglierlo ed amarlo lo stesso? Il figlio, avrà diritto di essere amato comunque, anche se si rivela l’antitesi del suo creatore biologico? Nessuno è in grado di dare certezze sulle cause che spingono un predatore come una leonessa, ad adottare una propria preda divenendone automaticamente “la mamma”; quello che è certo: è che se lo fa, è perché ne ha BISOGNO. Ora: questo mammifero, spinto da un bisogno, non è assolutamente in grado di soddisfare le esigenze (ed eventuali diritti) dei cuccioli che si presta ad accudire; tali cuccioli infatti, muoiono di stenti o vengono divorati da altri leoni del branco. Succederà, anche per il mammifero “essere umano” di accogliere figli, talmente “distanti-diversi” dal genitore, da non poter essere allevati in maniera “sana” e completa da soddisfare i loro bisogni? Un individuo, spinto dal bisogno di genitorialità, in quale misura e maniera, acquisisce diritti su un altro essere vivente suo pari? L’indifeso bambino, può diventare una preda dei bisogni o insiti, presenti per natura nell’inconsapevole genitore?