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Critica e Riconoscimenti
Maggio 2019 Critica di Simone Fappanni, insegnante, critico e storico d’arte
Dott. Simone Fappanni Via Bissolati, n. 60 – 26100 Cremona, e-mail:fasimo@alice.it Cell. 338.7475657.

LE “SCULTURE IMMERSIVE” DI IVAN PEREZZANI
di Simone Fappanni

La ricerca creativa di Ivan Perezzani nasce da uno studio profondo e accurato del tessuto più profondo della materia.
L’artista infatti sin da giovanissimo ha mostrato un sincero interesse verso quelle mescole che possono originare lavori unici, irreplicabili, nei quali pare davvero poter cogliere il respiro sottile della vita.
Tutto questo ha indotto lo scultore a dare vita a un proprio linguaggio espressivo nel quale la matericità formale ​diventa non tanto un mero “supporto” quanto piuttosto l’essenza dell’opera, il principium da cui partire e al quale riferirsi nel momento ideativo ma anche e soprattutto in quello che conduce progressivamente alla ​trasformazione della materia inerte in manufatto artistico.
Così facendo Ivan è riuscito a ottenere un materiale di sua formulazione: l’M.M.R., acronimo di Multi Materic Resin, lavorando - fra l’altro - con colle bicomponenti epossidiche e poliuretaniche, nonché fibre di vetro e carbonio allo scopo di portare a termine sculture leggere, resistenti agli urti, durature e trasparenti, senza dimenticare i lavori in cui sono presenti diversi materiali, anche di recupero, oltre ai semirefrattari e ai metallici.
A livello tematico Ivan sonda con sorprendente profondità espressiva gli angoli più riposti dell’essere, spingendosi addirittura ad assolvere a quella funzione sociale dell’arte tanto auspicata dalla filosofia di Ugo Spirito, per cui l’artista, oltre a soddisfare quel bisogno estetico connaturato all’uomo e di cui si è ampiamente occupato il pensiero kantiano, può farsi carico, come nel caso dell’artista veneto, di forti richiami a tematiche di grande importanza, apicalità come ad esempio la tutela e la preservazione della vita. Ne è un eloquente esempio ​Difesa: protezione o limite?
in cui si osserva un gruppo di buoi muschiati disposti a protezione dei cuccioli che racchiude in sé la metafora dell’educazione della prole che deve essere a un tempo rispettosa dei tempi, dei ritmi e delle inclinazioni naturali di ogni essere in crescita, ma neppure una difesa che si limita alla continua cauterizzazione di eventuali pericoli (nella scultura in questione rappresentati dai lupi), anestetizzando sempre e comunque il dolore o togliendo dal cammino anche minime difficoltà ma, come davvero pare di cogliere nell’opera di Perezzani, anche nel cercare di indurre l’essere in crescita di andare oltre l’ostacolo, cercando di vivere e non soltanto di sopravvivere, educando nel senso più alto e nobile del termine.
Questa importante lezione etica, desunta dal mondo animale, viene resa dall’artista secondo un dinamismo mimetico che non indulge in un’asfittica contemplazione.
Alcontrario, si fa strada lungo quella via riflessiva che porta direttamente a quell’umanità che a volte perde divista quei valori che invece sono alla base della convivenza e della crescita.
Sulla stessa linea compositiva si trova coerentemente un’altra rilevante scultura intitolata Istinto materno.
Anche in questo caso, Perezzani si affida al mondo animale per svolgere una complessa quanto condivisibile riflessione etica.
Partendo dalla constatazione che non sono rarissimi i casi di adozione di leonesse, probabilmente sterili, della prole dialtri animali, Ivan intende porre al centro del suo lavoro il tema dell’affettività e del diritto, per ogni nascituro, alla genitorialità.
Lo sguardo fiero del felino racchiude, con la postura fiera del corpo modellata con sapienza dallo scultore, questo richiamo, forte e deciso allo stesso tempo; uno sguardo che non si volge direttamente all’osservatore ma che va “oltre”, come l’istinto materno, capace persino di spingere un essere vivente, la madre, a dare la propria vita per un altro vivente, la prole.
Alla conoscenza del bue muschiato è specificamente dedicata un’altra opera,​ Antica saggezza, nella quale i grandi mammiferi vengono raffigurati sotto una coltre dighiaccio, quasi fossero stati appena ritrovati da una spedizione paleontologica.
La maestosità di questi animali è resa secondo una strutturazione volumetrica che ne evidenza la fierezza, intatta nonostante il trascorrere del tempo che l’ha “cristallizzata” per sempre.
Non menoempatica, seppure di tutt’altra orchestrazione, è ​Il castello degli ignoranti, facenteparte di un dittico dedicato proprio ai fortilizi (l’altro è ​Il Castello del Buffo mago) e ai loro molteplici rimandi metaforici.
Qui il tema di fondo è quello delle origini e del nulla infinito come origine del tutto in cui l’uomo compie un viaggio che attraverso la stratificazione delle esperienze diventa progressivamente conoscenza.
Osservando l’opera si osservano sia richiami alla natura, fra cui il legno su cui poggiala struttura del castello, sia impasti collosi sia, fra le tantissime altre componenti: sabbia, rame e diversi minerali.
La progressione della scultura verso una verticalità nascente pare davvero raffigurare, informa lirica, la progressione dall’ignoranza ancestrale alla conoscenza, e dunque alla consapevolezza, scandita secondo una precisa epistemologia valoriale.
Ivan Perezzani è dunque uno scultore davvero poliedrico e le sue opere permettono una “immersione” profonda nel reale, risultando foriere di spunti meditativi che si moltiplicano ​ad libitum ​ e confermano ancora una volta come l’arte della tridimensionalità non abbia mai limiti.

Introduzione della mostra a cura del
Dott. Simone Fappanni.

Maggio 2017 Riconoscimento per la migliore opera Scuola Paolo Brenzoni
Mostra di fine anno, Scuola D’Arte «Paolo Brenzoni» Comune di Sant’Ambrogio Di Valpolicella (VR).
La scuola prevede assegnazione premi ai migliori delle varie classi, io vinco il primo premio del «Laboratorio Creativo».
Giuria: Igino Legnaghi (scultore), Donata Lazzarini (scultrice e docente Accademia Belle Arti di Brera a Milano), Daniela Vedovi (insegnante all’Accademia di Belle Arti di Venezia).
Motivazioni della giuria: «Si individuano nelle opere esposte un’esecuzione tecnicamente curata, un curioso eclettismo degli strumenti materici utilizzati e delle influenze culturali, risolte con intelligente ironia».